Ex ingegnere nucleare giapponese: «Difetti strutturali nascosti nella centrale di Fukushima»

“Quando il terremoto e lo tsunami hanno colpito la centrale di Fukushima hanno quindi trovato strutture indebolite e vulnerabili per vizi di progettazione e cattiva manutenzione, facendo diventare il “supersicuro” nucleare giapponese un monumento che figurerà nel pantheon nucleare degli errori umani”

Se il Giappone il modello mondiale di sicurezza, si comporta così cosa può succedere in Italia?

fonte: greenreport.it
LIVORNO. Bellona, un’Ong norvegese-russa formata soprattutto da scienziati, tecnici e professionisti dell’informazione ambientale, pubblica le rivelazioni di progettista della centrale nucleare giapponese di Fukushima che rivela: «Gli impianti bloccati del reattore n. 4 erano basati su acciaio difettoso per contenere le radiazioni del suo nucleo». L’ex tecnico giapponese ha ammesso di aver contribuito lui stesso a nascondere il difetto quando il reattore, che ha definito «Una bomba a tempo», venne costruito 40 anni fa.

L’ex reactor engineer pentito si chiama Mitsuhiko Tanaka e dice di aver voltato le spalle all’industria nucleare dopo Chernobyl e confessa su Japan Today di aver contribuito a coprire un’essenziale falla del progetto mentre lavorava per una unità di Hitachi nel 1974. Il reattore n. 4 era chiuso per manutenzione, quando il Giappone è stato colpito dal terremoto/tsunami dell’11 marzo, facendo saltare tutti i sistemi di raffreddamento dei reattori di Fukushima Daiichi. Ma il reattore n. 4 ha subito danni alla piscina del combustibile nucleare esaurito che ha preso fuoco, rilasciando dosi massicce di radioattività nell’ambiente e che è stata bombardata con acqua di mare dagli elicotteri, un’operazione che ha sollevato molti dubbi. Continua a leggere

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Uma nuvem radiotiva no céu italiano

Modelo de propagação da nuvem radioativa provocada pela contaminação da usina nuclear de Fukushima Daiichi

fonte: http://www.irsn.fr/FR/Documents/home.htm

Espera-se a chegada, na Itália, de uma nuvem radioativa proveniente da usina nuclear de Fukushima entre quarta e quinta-feira (23 e 24 de março).

A notícia é perdida entre as manchentes do jornais italianos que abrem com a ação militar na Líbia, a possível chegada de milhares de refugiados na ilha de Lampedusa e os problemas de Berlusconi com a lei.
Esssa perda de destaque do Japão na imprensa nacional seria um bem se refletisse uma significativa melhoria da situação no pais do sol nascente, mas as informações desta manhã demonstram o contrário: apesar do retorno de eletricidade em 5 dos seis reatores da usina de Fukushima Daiichi, a situação ainda é considerada “difícil”. Voltou a sair fumaça do reator mais perigoso, o n° 3, que contêm o famigerado “Mox”, uma misto de óxido de urânio e plutônio muito mais radioativo que o combustível de urânio. Continua a leggere

Este é o “novo” Brasil? PM´s do Amazonas atiram à queima roupa em jovem da periferia

Il video mostra un poliziotto che spara a bruciapelo ad un giovane di un quartiere periferico dello stato di Amazonas/Brasile (giù la traduzione).
Vídeo mostra um policial que atira à queima-roupa num menino indefeso no Amazonas.
Pubblicato anche sul giornale La Repubblica

Este é o “novo” Brasil? PM´s do Amazonas atiram à queima roupa em jovem da periferia

A lembrança torna veloz aos anos 80, ao documento da Escola Superior de Guerra brasileira que, refererindo-se à pobreza, aos sofrimentos e à violência daquele Brasil, falava da necessidade de “eliminar o problema”. A memória torna veloz àquela Manaus, fronteira amazônica e aos seus garotos torturados e assassinados cotidianamente nas delegacia de policia. O crime? Ter roubado uma botija de gás, ter incomodado o comerciante da periferia.
Assassinava-se por um nada naquele país refém de uma hiper inflação e que acabava de sair de uma ditadura que havia destruido inteiras gerações.
As crianças, o bem mais precioso de qualquer nação, estavam sendo extintos. Quando a cola que cheiravam não produzia os estragos nutrindo exércitos de “meninos de rua” era o estado de policia da pós ditadura que os eliminava. Os corpos encontrados nos varadouros, os “desovados”, eram chamados de vítimas de guerras entre gangs.
Se isso tivesse sido verdade Manaus, e boa parte do Brasil, viveu uma verdadeira guerra civil na década de 80.
Hoje dizem que o Brasil está diferente. Cresce, é um dos “grandes” do mundo.
Nunca será se não enfrenta com responsabilidade a desigualdade econômica, o escravismo moderno das classes dominantes. As imagens demonstram.

Traduzione:
Questo è il “nuovo” Brasile? Poliziotto spara a bruciapelo a ragazzino nella periferia dello stato di Amazonas
La memoria torna veloce agli anni ’80, al documento della scuola superiore di guerra brasiliana che, riferendosi alla povertà, ai disagi e alla violenza di quel Brasile,  parlava della necessità di “eliminare il problema”. La memoria torna a quella Manaus, frontiera brasiliana, e ai suoi ragazzini torturati e assassinati nei commissariati di polizia. Il crimine? Aver rubato una bombola di gas o aver dato fastidio al piccolo commerciante locale.
Si uccideva per un nulla in quel paese ostaggio della superinflazione e appena uscito da una dittatura militare che aveva spazzato via intere generazioni.
I bambini, il bene più prezioso di qualsiasi paese, venivano estinti. Quando la colla da sniffare non produceva i suoi danni, nutrendo interi eserciti di “meninos de rua”,  toccava allo stato di polizia del dopo dittatura. I cadaveri ritrovati nelle boscaglie venivano bollati come i “desovados”, ovvero le vittime della guerra tra le gang.
Oggi il Brasile è diverso, ci dicono. Cresce, è uno dei grandi del mondo.
Non lo sarà mai se non affronterà con responsabilità la disuguaglianza economica, la schiavitù moderna delle classi dominanti. Le immagini lo dimostrano.
Il video mostra un poliziotto che spara a bruciapelo ad un giovane di un quartiere periferico dello stato di Amazonas/Brasile.