Ex ingegnere nucleare giapponese: «Difetti strutturali nascosti nella centrale di Fukushima»

“Quando il terremoto e lo tsunami hanno colpito la centrale di Fukushima hanno quindi trovato strutture indebolite e vulnerabili per vizi di progettazione e cattiva manutenzione, facendo diventare il “supersicuro” nucleare giapponese un monumento che figurerà nel pantheon nucleare degli errori umani”

Se il Giappone il modello mondiale di sicurezza, si comporta così cosa può succedere in Italia?

fonte: greenreport.it
LIVORNO. Bellona, un’Ong norvegese-russa formata soprattutto da scienziati, tecnici e professionisti dell’informazione ambientale, pubblica le rivelazioni di progettista della centrale nucleare giapponese di Fukushima che rivela: «Gli impianti bloccati del reattore n. 4 erano basati su acciaio difettoso per contenere le radiazioni del suo nucleo». L’ex tecnico giapponese ha ammesso di aver contribuito lui stesso a nascondere il difetto quando il reattore, che ha definito «Una bomba a tempo», venne costruito 40 anni fa.

L’ex reactor engineer pentito si chiama Mitsuhiko Tanaka e dice di aver voltato le spalle all’industria nucleare dopo Chernobyl e confessa su Japan Today di aver contribuito a coprire un’essenziale falla del progetto mentre lavorava per una unità di Hitachi nel 1974. Il reattore n. 4 era chiuso per manutenzione, quando il Giappone è stato colpito dal terremoto/tsunami dell’11 marzo, facendo saltare tutti i sistemi di raffreddamento dei reattori di Fukushima Daiichi. Ma il reattore n. 4 ha subito danni alla piscina del combustibile nucleare esaurito che ha preso fuoco, rilasciando dosi massicce di radioattività nell’ambiente e che è stata bombardata con acqua di mare dagli elicotteri, un’operazione che ha sollevato molti dubbi.

Le rivelazioni di Tanaka rischiano di avere effetti pesanti sul governo giapponese che, come si è scoperto pochi giorni fa, aveva esteso solo due settimane prima dello tsunami la durata di vita del reattore n.1 di Fukushima Daiichi, che ha 40 anni, per altri 10 anni, «Nonostante gli avvertimenti di alcuni regulators pubblicati sul sito Internet dell’Agenzia di sicurezza nucleare giapponese, secondo cui non avrebbe potuto resistere ad un terremoto» scrive Bellona.

Ora si viene a sapere che le autorità di regolamentazione avevano scoperto che nei basamenti dei diesel-powered back-up power generators del reattore 1 c’erano 33 crepe da stress che li rendevano particolarmente vulnerabile alla pioggia e all’acqua di mare. «Eppure – dice il fisico di Bellona Nils Bøhmer – le autorità di regolamentazione alla fine capitolarono di fronte ai desideri del governo e concessero l’estensione della durata di vita operativa. Sotto la pressione dell’opinione pubblica giapponese, che è in gran parte contraria alla costruzione di nuove centrali nucleari, il governo ritiene più conveniente è più tranquillo estendere semplicemente la durata della vita operativa dei reattori già in servizio».

Quando il terremoto e lo tsunami hanno colpito la centrale di Fukushima hanno quindi trovato strutture indebolite e vulnerabili per vizi di progettazione e cattiva manutenzione, facendo diventare il “supersicuro” nucleare giapponese un monumento che figurerà nel pantheon nucleare degli errori umani.

Tanaka ha detto ai media giapponesi che «Complessivamente tutti i reattori di Fukushima Daiichi sono superati e in particolare il reattore n. 1, che ha subìto difficoltà per il surriscaldamento, un crollo parziale e una esplosione di idrogeno, dovrebbe essere stato spento o sostituito. Era da tempo che il reattore doveva essere sostituito. Lo tsunami avrebbe causato grossi danni, a prescindere. Ma le tubazioni, i macchinari, i computer, l’intero reattore, sono proprio vecchi, il che non ha aiutato. Tutti e 6 i reattori di Fukushima Daiichi, 240 chilometri a nord di Tokyo, avevano suppression chambers che erano troppo piccole, il che ha aumentato il rischio che la pressione si accumulasse all’interno del reattore, come ha fatto, in particolare nei reattori n. 1, 2 e 3, provocando esplosioni e periodici rilasci di gas radioattivo. Chissà cosa sarebbe successo se il reattore (n. 4) fosse stato già in funzione? Non ho idea se avrebbe potuto resistere a un terremoto come questo. Ha un difetto all’interno del reattore».

Tanaka afferma che il reactor pressure vessel del reattore 4 venne danneggiato in una fonderia Babcock-Hitachi a Kure, nella prefettura di Hiroshima, durante l’ultima fase di un processo produttivo che ha richiesto due anni e mezzo e che è costato milioni di dollari . «Se il difetto fosse stato scoperto, la company sarebbe andata in bancarotta – ha spiegato Tananka – All’interno di un altoforno delle dimensioni di un piccolo hangar per aeroplani, il reactor pressure vessel venne trattato per l’ultima volta per rimuovere il welding stress. Il cilindro, 20 metri di altezza e 5,8 metri di diametro, è stato riscaldato a più di 600 gradi, ad una temperatura che “ammorbidisce” in metallo. Le “braces” che avrebbero dovuto essere collocate all’interno durante il blasting erano state dimenticate o sono cadute quando il cilindro è stato ruotato nella fornace. Dopo aver raffreddato l’involucro, le sue pareti erano deformate».(…)
segue su greenreport.it

 

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