Riflessioni sul movimento acqua bene comune: nuove sfide per affermare la esperienza del popolo dell’acqua

Tratto da alcune discussioni sulla opportunità di mantenere nelle comunicazioni ufficiali (rapporti politici istituzionali) la formula Comitato promotore 2 sì per l’acqua bene comune o Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua

Carissime/i

evidentemente si è dato per scontato passaggi  che scontati non lo sono.

Il Comitato 2 sì per l’acqua bene comune è stato lo strumento burocratico-giuridico per depositare quesiti maturati dentro l’immenso contenitore che è il  Forum italiano dei movimenti per l’acqua in un processo ricchissimo di inclusione. Processo più vecchio, più ricco, orizzontale, senza contorni chiari, più sincretico e più radicato nel territorio del comitato promotore stesso.

In questa fase si sono aggregati altre realtà che iniziavano a sensibilizzarsi alla discussione sulla essenzialità di un bene come l’acqua, in molti casi queste realtà si sono – finalmente – convertite alla convinzione che solo un soggetto di diritto esclusivamente pubblico avrebbe dovuto gestire il servizio idrico.

E’ vero anche che molte reti e associazioni che compongono il comitato promotore non hanno mai aderito al Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Perché poi, puzziamo? 😉

Ricordiamo che molti aderenti al comitato promotore avevano ingenuamente creduto per anni nella propaganda nascosta dietro le virtù della “gestione industriale dell’acqua”. Se hanno cambiato idea  è stato merito del lavoro capillare, ostinato, continuo che nasceva nei territori.

E perché nasceva nei territori e soprattutto nelle realtà dove si era instaurato la gestione misto pubblico privata? Perché era lì che nascevano i primi conflitti  per l’acqua nella recente storia italiana. Ne è esempio il valoroso comitato di Arezzo.

Durante la campagna referendaria, attorno alla faticosissima raccolta firme, sono nati tantissimi altri comitati e questo è un bene prezioso che va nutrito, va stimolato a proseguire nella conoscenza dei conflitti per l’acqua sin dalle sue radici più profonde, cioè, il cittadino e il rapporto con i gestori e nel suo teatro primario, ovvero i Comuni.

Riuscire a toccare quel cittadino spesso estraneo a forme di partecipazione, riuscire a rompere meccanismi culturali marchiati a ferro dentro l’anima civile, riuscire a vincere la diffidenza cresciuta legittimamente  negli anni con i puntuali tradimenti dei partiti, movimenti, processi, è stata la vera, meravigliosa vittoria.

Il paese che tutti credevano decadente, agonizzante, destinato a ruolo di osservatore dei grandi – e nuovissimi – movimenti che stanno tuttora nascendo in tutto pianeta è stata la formidabile sberla che un intero sistema politico-economico e culturale se l’è presa.

Nel paese delle culture mafiose, di omertà, di massonerie, di ubbidienza e controllo culturale noi,  il popolo dell’acqua, abbiamo dimostrato nei fatti che l’altro mondo è possibile.

E’ un risvegliarsi faticoso. Mi sorprende ancora oggi, da latino americana, come gli italiani non sappiano fare domande, dubitare, questionare. Alzare la mano in un dibattito dove la platea non è di militanti o persone “attive” è ancora cosa rara.

Quando un cittadino di un paesino sperduto nella sconfinata provincia italiana decide di abbandonare la strada dei favori politici, del cugino consigliere, e decide di fare una vertenza firmando in prima persona, responsabilizzandosi come individuo, ecco lì, in quel piccolo atto,  si compie un atto rivoluzionario nel contesto di questo paese. E rispetto e ammirazione dobbiamo aver per quel gesto.

Il risveglio di un intero corpo sociale è un fenomeno da osservare, da capire, da non dare per scontato. A cui portare rispetto.

E ora che emerge questi dubbi io vorrei fare domande, riflettere insieme a tutt* voi.

Alla luce dei passaggi scontati ora mi domando se la due giorni a Roma è stata una assemblea nazionale del Forum italiano dei movimenti per l’acqua o del comitato “2 sì per l’acqua bene comune” (che ahimè, avrebbe dovuto essere 3 sì)?

Nel primo caso allora sarebbe stato opportuno applicare il metodo: sabato mattina introduzione, brindisi, ecc, pomeriggio discussioni nei gruppi e domenica riassunto e discussione e decisione  plenaria. Decisione plenaria che non è stata per mancanza di tempo. Nel secondo caso allora c’era un senso le commemorazioni, gli interventi dei partiti, gli interventi degli aderenti al comitato promotore e i dei comitati territoriali.

Penso che in questo momento ci siano desideri formidabili attorno a questo movimento. Processi che vorrebbero condizionare alla loro immagine, esperienza e somiglianza la struttura del forum. Ci sono interlocutori – istituzionali e politici – che sembrano soffrire a dover confrontarsi con qualcosa fluida (acqua!) come quello che siamo noi e  che vorrebbero trascinarci verso una formalizzazione lontana di essere matura e frutto di un processo condiviso.

Noi siamo nati come organizzazione spontanea di cittadini e così dobbiamo restare almeno finché alcuni processi non siamo maturi. Per esempio, è assurdo che oggi il movimento conosca così poco di se stesso, della specificità e varietà delle forme di attuazione, così come è assurdo che dopo ben due anni che se ne parla noi, movimento dal basso, che chiede la democrazia partecipativa ecc, ecc, ecc non siamo ancora riusciti ad introdurre un meccanismo elementare come la rotazione di almeno 20% della segreteria nazionale ad ogni, che ne so, 6, 8 mesi. Non dico il 50%, ne il 40% e neanche il 30% ma 20%.

Con questo non parlo di sostituire i  membri più antichi,  ma semplicemente affiancarli con 2 persone dei territori.

Ogni volta che si è sollevata la questione sembrava un attacco personale. Io da parte mia ritengo Paolo un amico che non si è mai tirato indietro a nessuna delle nostre richieste (come dall’altra parte noi siamo stati sempre puntuali nelle sollecitazioni fatte ai territori, dal lavoro volontario di inviare fax fino alla nostra quota economica raggiunta dentro le nostre forze al nazionale). Simona anche la trovo una giovane donna bella e con immenso potenziale e così via per Federica, Andrea, Luca, Valerio, Nino.

Sono persone dolcissime, formidabili e con grandissima capacità di lavoro per le quali nutro un carinho spontaneo.

Ma stabilire meccanismi di rotazione serve sopratutto ad ampliare la esperienza acquistata di coordinamento ad altri territori più lontani.

A questo punto le domande sono tantissime: chi è segretaria nazionale del forum italiano dei movimenti per l’acqua,  chi è comitato referendario, chi è crap. Simona firma comitato 2 sì per l’acqua bene comune, così come Paolo.

Altre questioni pertinenti: come è svolto il lavoro? E’ totalmente volontario come il nostro? E’ parzialmente volontario? In questo caso come si pagano questi ragazzi? Sapevo all’inizio a Paolo era fatta una raccolta fondi tra le persone con più possibilità ed era legittimo perché lui era praticamente da solo, ma ora? Chi sostiene l’organizzazione di Roma? In che modo noi dei comitati possiamo contribuire? Sì, perché è un dovere nostro contribuire, non dobbiamo solo dividere le vittoria ma anche i sacrifici.

Insomma, affrettarci a diventare “comitato promotore”, qualcosa che non siamo quando la realtà è ancora mobile sembra un suicidio. Un vecchio film già visto.

Inoltre penso che non dobbiamo adeguarci a forme di organizzazione già sperimentate ma approfittare di questa  benedetta diversità per maturare veramente qualcosa di assolutamente nuovo nella storia italiana e che in verità è già una richiesta dei movimenti che assistiamo nascere dappertutto nel mondo.

Noi, cittadini, militanti  e comitati, come protagonisti veri.

Penso che dobbiamo essere più fieri di quello che siamo e far capire agli altri che loro devono osservarci e non cercare di darci una forma.

Infine  rifacciamo l’appello lanciato nella due giorni a Roma: dateci un po’ di tempo per favore. Dobbiamo coniugare lavoro personale e militanza, abbiamo bisogno di tempo per riflettere, per riprenderci le forze anche fisiche e per affrontare problemi che certo, a livello nazionale sembrano granelli ma che coinvolgono persone e la difficile lotta quotidiana per il diritto all’acqua.

Con affetto,
Astrid Lima,
cittadina.

PS – non firmo come comitato acqua pubblica di Velletri perché abbiamo avuto un casino di problemi e forse oggi sarà possibile dedicare un po’ di tempo a questo dibattito

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