Oceano dentro

Spesso ho avuto la sensazioni che la storia italiana proseguisse in circoli. Temi che si ritrovano periodicamente, processi che inciampano negli stessi ostacoli. La “questione meridionale” era già insopportabile da sentire dieci anni fa ed ecco che la ritrovo 150 anni indietro nei discorsi di un paese in cerca di unificazione. Il tema dell’austerità dentro il più grande partito di opposizione è uno degli argomenti ciclici. Cambiano scenari, passano decenni ed eccolo  all’ordine del giorno  come l’antidoto alla malattia cronaca e oscura del PCI dei finanziamenti illeciti, della pratica di detenere fette di potere a qualsiasi mezzo. Malattia recidiva verrebbe da dire se fosse stata estirpata.

Qualche filo conduttore che curva la storia italiana  però inizia ad essermi più chiaro. Le organizzazioni segrete mafiose e massoniche non sono che uno degli esempi e forse la chiave per aprire i cancelli che ci portano al brodo costituente di questo paese. Uno dei sintomi più evidenti è la cultura dell’obbedienza, la necessità di gerarchia, il bisogno della sicurezza. E’ talmente interiorizzato che difficilmente può essere distinto.

Prigionieri inconsapevoli di sottilissime ma robuste catene createsi nella loro lunga formazione gli italiani si ritrovano spesso a piegarsi, a curvare la propria storia, i propri processi.

Hanno le ali gli italiani ma non sanno volare.

Sono stati più fortunati fuori: le idee, i movimenti e le lotte nate in Italia hanno ispirato il mondo. Ed è stato “fuori” lo spazio dove hanno potuto svilupparsi, trovare nuove declinazioni. La teologia della liberazione è stata fondamentale in America latina e ancora prima l’influenza degli emigrati italiani nella costruzione delle prime lotte e organizzazione dei lavoratori.

Priva dei condizionamenti culturali l’Italia nel mondo ha costruito un riflesso rivoluzionario che ha contaminato molto più a lungo della capacità locale.

La speranza è la convivenza multiculturale, quella violenta, senza pudore, che irrompe profana il tempio dell’obbedienza, dell’omertà, della sicurezza  perenne dei figli in cerca di padri.

Forse allora il popolo di navigatori potrà conquistare l’oceano dentro di loro.

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