L’autonomia del movimento e l’insidia dei partiti. Note per non diventare ologrammi

E’ stato un caso che sia stata una dirigente regionale di SEL ad affermare l’esistenza di referenti con informazioni privilegiate sulle dinamiche all’interno del Forum. Che poi dichiari di essere più informata di noi sulle dinamiche del nostro movimento e ci comunichi la nostra posizione “minoritaria”(!?) è uno stupido tentativo di umiliare la esperienza locale fomentando un clima di antagonismo che non dovrebbe esistere e di certo non inaugura nei migliori dei modi, nella fase post referendaria, il dialogo tra movimento e partiti a livello locale.

Ed è in questa dimensione locale che risiede la vera posta in gioco della sopravvivenza e del rafforzamento del movimento di difesa dell’acqua bene comune pubblico, come più volte ricorda il nostro prezioso Luigi Meconi.

E’ stato un caso, dicevo. Non possiamo certamente  negare ai partiti i rapporti con il movimento né avere  pregiudizi nei confronti di tanti militanti iscritti a loro e che fanno dell’acqua la bandiera principe. Perciò nessuna crociata contro i partiti, in particolare i partiti di sinistra, fratelli di strada.

Il problema sorge  quando il partito e altre strutture pretendono di esistere come tale dentro il movimento, trascinandolo e condizionandolo su dinamiche che al movimento non dovrebbero appartenere. Si decreta così la fine dei movimenti stessi. E’ già successo, succede e succederà.

Nel nostro caso siamo un seme che ha iniziato a creare radici. Ed è un bene che le radici crescano prima del germoglio vero e proprio. L’accelerazione nel farsi albero è una delle brutte malattie infantili dei movimenti. Una specie di auto illusione che ha fatto esplodere letteralmente intere generazioni, e non solo in Italia, ovviamente.

Il risultato referendario, in questa visione, può essere interpretato come un albero già compiuto e robusto. In realtà abbiamo solo proiettato un ologramma delle nostre incredibili potenzialità.

Proprio per questo, senza nessuna discriminazione contro i partiti o altre strutture sindacali, associative, dobbiamo riflettere e nutrire la nostra esperienza. Rafforzando le radici e imparando dalla storia per non soccombere negli stessi errori. E non va inteso come un richiamo alla chiusura, a un purismo irreale, ma come affermazione culturale.

Per “complicare” le cose, sull’avvenire dei movimenti si stanno introducendo altre analisi. In un articolo pubblicato pochi giorni fa Paolo Flores d’Arcais va oltre ai partiti, e, basandosi sulla parabola dei movimenti di questo decennio, indica la necessità di “auto-organizzazione” come unica possibilità di sopravvivenza:

la società civile (…) il discorso riguarda tutti i movimenti, in atto e potenziali) non può più influire sulla politica se non partecipando direttamente. Senza di che, la propria rivendicata autonomia sarebbe solo vestibolo d’impotenza. Il variegato mondo della cittadinanza attiva (…) deve perciò decidere COME partecipare, non SE. Ma con l’attuale legge elettorale, partecipare significa essere componente di una delle due coalizioni principali. Ecco perché considero necessario che alle prossime elezioni vi siano una o più liste di società civile accanto ai partiti del centro-sinistra e con pari dignità.” (La lotta oltre il girotondo)

Flores d’Arcais è uno dei reduci dei promettenti movimenti poi naufragati e si considera corresponsabile per la loro fine. Perciò va interpretato considerando anche la esperienza personale e le più che comprensibili amarezze. Infatti i girotondi, per qualche momento, sono sembrati un albero robusto che avrebbe resistito al tempo.

Potrebbe essere una strada la proposta di Flores di creare nuovi soggetti politici nati dai movimenti? Non so sinceramente. Lui si scorda che in un certo senso la sua proposta è già in atto dal movimento a 5 stelle e ancora prima dalle ondate di liste civiche che sono nate in tutta l’Italia sulla spinta e in contemporanea all’agonia dei movimenti per la giustizia e per la pace tra il 2004- 2006, in uno sorprendente ciclo di vita e morte politica.

Siamo noi il seme di un “nuovo soggetto politico”? Non so. Quello che so per certo è che non lo diventeremmo mai ricorrendo agli sgraziati meccanismi di potere e di dubbia costruzione del consenso.  Non saremmo mai “nuovi” senza autentico rispetto per i percorsi, i tempi e i metodi e la sovrana autonomia dei componenti del Forum.

Non è copiando o rendendoci vulnerabili ad altre  strutture che il nuovo potrà affermarsi – ed è in questo contesto che si richiede attenzione sui rapporti e i condizionamenti nati dai partiti (ed altri soggetti) verso di noi.

Non è puntando sull‘accelerazione verso un nuovo “soggetto politico”, con il rischio di un effetto contrario,  che diventeremo nuovi e diversi.

In questo momento è benvenuto anche un approccio delicato sui nostri stessi processi, un’attenzione disarmata sulle nostre dinamiche interne da parte di tutt* noi, membri del Forum italiano dei movimenti per l’acqua.

Forse voler prima costruire radici robuste senza essere condizionati dalle agende e culture politiche è già un segno di maturità inedito ed estraneo alla storia recente dei movimenti italiani, questo cimitero di ologrammi.

Mettendo in atto la radicale dolcezza di Alex Langer: lentius, profundius e soavius.

2 thoughts on “L’autonomia del movimento e l’insidia dei partiti. Note per non diventare ologrammi

  1. “In questo momento è benvenuto anche un approccio delicato sui nostri stessi processi, un’attenzione disarmata sulle nostre dinamiche interne da parte di tutt* noi, membri del Forum italiano dei movimenti per l’acqua.”
    si, Astrid! otimo Texto!!!
    abbraccio forte

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