Ilva: quando manca l’abc dell’informazione

Conoscere meglio un fatto non è impresa facilitata dai media italiani. Come accade di solito mancano informazioni di base, quella snobbata perché troppo anglosassone. Manca l’abc, ovvero accuratezza, brevità e chiarezza. Aggiungiamo una stampa rigorosamente controllata ed ecco che la situazione dell’Ilva di Taranto diventa materia complicata. Dal 26 luglio, dopo che il GIP di Taranto ha disposto il sequestro dello stabilimento i giornali pompano notizie, dichiarazioni, i sindacati uniti si mobilitano per difendere “il diritto al lavoro” e dare “risposte alle questioni esistenti”, i telegiornali si riempono di immagini delle manifestazioni di lavoratori che “preferiscono il lavoro alla salute” e, ultima, il ministro Corrado Clini annuncia che sono stati stanziati 336 milioni di euro “destinati agli interventi di bonifica del sito, previsti dal protocollo d’intesa siglato lo scorso 26 luglio e messo a punto dalla task force guidata dal ministro dell’Ambiente”.
La domanda naturale sarebbe: perché mai lo Stato italiano dovrebbe finanziare la bonifica ad un’azienda colpevole di avvelenare per anni un intero territorio?
Ho rivolto la domanda a Giovanni Vianello, del Movimento 5 Stelle di Taranto e da anni impegnato nel front per l’acqua pubblica, e finalmente ho iniziato a capire quello che i media italiani non spiegano con chiarezza, quel famoso abc del giornalismo anglossassone.
Ecco cosa risponde Giovanni: Continua a leggere