Acqua, un conflitto che non va costruito

Tempo fa assistevo un video su una manifestazione del forum per l’acqua. Un’attivista di una associazione dal nome in lingua spagnola parlava della costruzione de conflitto. Mentre scorrevano interviste e immagini pensavo alla ferma convinzione della donna sulla necessità di costruire quel conflitto. Il conflitto che può esistere dentro una gestione privatistica dell’acqua.
Ricordando le situazioni quotidiane create dalla privatizzazione – la mancanza quasi perenne di acqua, la sua scarsa qualità, la rete idrica disastrosa, le bollette illegittime, i distacchi arbitrari, un gestore irraggiungibile e disumano – mi sembrava irreale, fuori dal mondo, l’espressione usata dall’attivista.
Il conflitto – o la contraddizione – non va costruito per la semplice ragione che già esiste. Certo, non si manifesta nelle vie, nei banchetti, non riempe le assemblee, non interloquisce con i partiti, non si esprime attraverso analisi sulla espansione liberale o ricette di lotte e modelli organizzativi. Il conflitto per l’acqua non è nemmeno “giovane” perché i giovani – e la loro precarietà crudelmente pianificata – non pagano le bollette.

Il conflitto è in quel piccolo pezzo di carta costituito dalla bolletta e dalle innumerevoli situazioni che ne derivano. Non è possibile dimenticarlo, rimandarlo, eliminarlo. Ed è percepito chiaramente nei lembi, nella memoria di una società contadina che ancora si muove silenziosa nel corpo culturale di questo paese. Continua a leggere

AVANTI POPOLO

Ricordo Andre Gatti agli inizi degli anni 80. Un ragazzone un po’ troppo paulistano stonando dentro una Manaus da sempre isolata dal continente brasiliano. Bastava però superare l’immagine di operosità tipica di São Paulo ed ecco l’uomo dolce, curioso, disponibile. Il partito comunista brasiliano era ancora clandestino, eravamo un gruppo di adolescenti con una grande fame di informazioni e André, attraverso i cineclub ci ha fatto amare il cinema.

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