L’agenda Monti? Un manuale d’uso creato per Sarkozy

Leggo e inoltro:

L’agenda Monti? Leggete Nicholas Sarkozy

Di | 07 gennaio 2013
Era il 2007, in quel di Parigi. L’allora presidente della repubblica francese Nicholas Sarkozy decide che era arrivata l’ora di avviare una grande riforma dello stato, puntando sull’aumento a tappe forzate della crescita. La ricetta? Liberismo, liberismo e ancora liberismo. Si costituisce così la cosiddetta Commission pour la libération de la croissance française (Commissione per la liberazione della crescita francese), con l’obiettivo di preparare una road map per una iniezione massiccia di principi neoliberisti. Due italiani compongono la commissione: Franco Bassanini (ex socialista, passato per i Ds, oggi alla guida della Cassa depositi e prestiti) e Mario Monti, all’epoca ex commissario Ue.

Il 23 gennaio 2008 la commissione (presieduta da Jacques Attali, economista, primo presidente del Banca europea per lo sviluppo) presenta il suo rapporto di 250 pagine. E’ un distillato del pensiero economico spalancato verso i mercati, la libera impresa, la finanza spregiudicata, dove l’intero sistema dei diritti e delle garanzie del mondo del lavoro viene subordinato alla crescita e con un ingresso massiccio delle imprese nel sistema scolastico. Ovvero l’agenda di Mario Monti al completo, pronta per arrivare tre anni dopo in Italia, divenuto nel frattempo il nuovo laboratorio del neoliberismo europeo.

La costituzione della commissione “Attali” si era ispirata a due casi precedenti: il comitato Rueff Armand (creato da Charles De Gaulle nel 1959) e la commissione Sudreau, voluta da Valéry Giscard D’Estaing. Nelle premesse del rapporto finale c’è tutto il significato centrale dell’idea di governo tecnico: “Ceci n’est ni un rapport, ni une étude, mais un mode d’emploi pour des réformes urgentes et fondatrices. Il n’est ni partisan, ni bipartisan : il est non partisan”. Non un rapporto, non uno studio ma un “manuale d’uso” (appunto, tecnico), non di parte, né bipartisan. Semplicemente al di sopra delle parti. Al di sopra della politica e, dunque, della rappresentanza democratica.

Il documento elenca – a mo’ di agenda – una serie di principi, chiamati “Ambizioni”, e di azioni concrete da avviare, chiamate “Decisioni fondamentali”. Il linguaggio è diretto, senza tanti giri di parole. Ecco qualche esempio, che presto potremmo trovarci sul tavolo della presidenza del consiglio:

segue su: manifestiamo.eu

 

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