Noi sappiamo chi è Stato. Caro M5S, ora apri gli armadi segreti della Repubblica

Di | 27 febbraio 2013

Cari deputati e senatori del M5S,

essere il primo partito in Italia senza essere espressione di quella classe dirigente che ha affossato la democrazia chiudendo gli occhi di fronte ai sistemi criminali è quasi un miracolo. Ed è uno scenario inedito, senza nessun precedente nella storia repubblicana. Circa 150 tra deputati e senatori del M5S stanno per varcare i portoni di palazzo Madama e di Montecitorio. Prenderete posto nelle commissioni, in quei gruppi ristretti che hanno il privilegio dell’accesso alle informazioni. Forse qualcuno di voi entrerà nel comitato parlamentare di vigilanza sui servizi d’informazione. Molto probabilmente, se il parlamento riuscirà ad iniziare i lavori, sederete nelle commissioni parlamentari d’inchiesta, che hanno poteri immensi. Davanti a voi troverete le chiavi d’accesso a quella mole di segreti di stato e di devianze del sistema che costituiscono l’asse portante della Repubblica italiana, dal dopoguerra ad oggi. Continua a leggere

Di un vento che non arriva e della necessità di soffiare

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Ora entro nella modalità attesa.
E’ una condizione che mi era estranea, 20 anni fa. L’Italia me l’ha imposta, obbligandomi a lunghissimi periodi di immobilità. Una immobilità creativa, lavorativa, esistenziale.
Una condizione del genere non esiste in America Latina. Lì la vita, le dinamiche, i processi sono in continuo – e spesso folle – movimento. L’esistenza vibra. Una vibrazione che non necessariamente costruisce, certo, però mantiene un certo allenamento, alimenta l’inquietudine, ti obbliga a cercare risposte, vie, sbocchi.

In AL non è possibile chiudersi in una stanza, isolarsi dietro mura come spesso ho visto in Italia. Il vento tropicale, caldo, afoso, potente invade le fessure, forza le porte, scompiglia i capelli, sconvolge le fondamenta. Nel bene e nel male. E ti porta via, ti sbatte fuori nel mondo.

Mi ha sempre impressionato la lentezza con la quale si avvera il futuro in Italia. Ti dà il tempo per capire, per costruire la paura. Tic. Tac.
In Brasile il futuro arriva impietoso, irrompe improvviso. E devi pensare, agire velocemente. E ancora. E ancora.

Ogni volta che rientro qui ho netta la sensazione, mentre si aprono le porte scorrevoli dell’aeroporto, della frenata improvvisa. E il treno, fuori,  è ancora lo stesso di prima, magari prendi qualche vagone indietro, ma è sempre lo stesso. Da noi sarebbero passati molti, cambiati i modelli, le tecnologie, carburanti. Alcuni si sono deragliati, altri dirottati o  compiuto una breve corsa, altri ancora ti avrebbero portato lontano.

Si vive qui in una condizione di perenne contenzione. Nella memoria, la vibrazione.

Siamo immuni alla paura, noi latinoamericani, ma non alla noia, alla siccità, al futuro ogni giorno uguale, accaduto proprio poco fa, e che nessuno ricorda. Con chi parlare allora e perché farlo se le domande sono destinate ad essere dimenticate in questo alzheimer italiano.
Non siamo indifferenti invece ai suoni che tornano eco di antiche esplosioni, al ricordo dei colori dolorosamente nitidi sotto la linea dell’Equatore, agli odori/sudori del sincretismo tropicale.
Non siamo indifferenti alla memoria del presente che ci bussa alla porta.
E siamo nati/drogati di movimento/vento. Bambini giocando per le vie mentre in cielo si scatenano tempeste mai viste prima. (I suoni dei tuoni, la luce dei fulmini).

Ed eccomi, paziente, aspettando. Camminando claudicando per non disimparare accanto al treno che va piano – ma non a passo d’uomo, gli uomini sono più veloci.
A lungo togli le forze però, man mano la sete logora. E neanche i miraggi danno sollievo. Senza praxis si appassisce. Senza provare e riprovare diminuiamo, ci perdiamo.

E magari non arriva mai, la folata che ti porti via.

Cerchi allora di soffiare, con l’aria che ancora hai nei polmoni ed è quasi patetico perché sei uno, piccolo e le pareti spesse, di romana memoria.
Ma soffi.

(Nella memoria la vibrazione. In tasca qualche traccia di magia e canzone).

PS- In anticipo è arrivato lo Scirocco. Non è dato sapere se penetrerà con la sua polvere il treno, insinuandosi sul veicolo, inceppando meccanismi,  o si porterà dal deserto solo piccole immagini tremanti. Per poi rialzarsi via.