GIORNALISTI, CGIL CISL UIL: “UN EQUO COMPENSO CHE CELA SFRUTTAMENTO LEGALIZZATO”

 

Roma, 26 giugno 2014 – “Un equo compenso che cela sfruttamento legalizzato”. È quanto dichiarano in una nota FeLSA CISL, NIdiL CGIL, UIL Tem.p@ in merito alla delibera attuativa della legge sull’equo compenso dei giornalisti approvata nei giorni scorsi, che fissa in 250 euro lordi la retribuzione mensile per un collaboratore.
“Si tratta di cifre – proseguono i sindacati – ben al di sotto dei minimi stabiliti da qualsiasi contratto collettivo nazionale, e dunque in contrasto con quanto stabilito nella legge 92/12, secondo la quale la retribuzione minima dei collaboratori deve corrispondere con quanto stabilito dalla contrattazione per i lavoratori dipendenti”.
“L’accordo raggiunto sull’equo compenso – proseguono le organizzazioni sindacali – delibera un tariffario minimo per autonomi e precari che lede la dignità dei lavoratori, il principio di equità e lo stesso diritto all’informazione”.
I sindacati chiedono al governo di ritirare la delibera attuativa della legge sull’equo compenso affinché, nel rispetto dello spirito della legge stessa, ai collaboratori dell’informazione venga garantito un compenso realmente equo e dignitoso.

 

Ccnl giornalisti: Nidil, equo compenso cela sfruttamento legalizzato

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Dignità per i giornalisti. Ritiro della delibera sull’«equo compenso»

Ricevo e pubblico il comunicato stampa dei giornalisti promotori della petizione  all’On. Luca Lotti ( sottosegretario di Stato con delega all’editoria) “Ritiri la delibera attuativa della legge sull’equo compenso per i giornalisti freelance e atipici».
Per firmarla il link è: http://chn.ge/1nuDzLR

Più info:
#EquoCompenso #IniquoCompenso
Twitter: @iniquocompenso
Pagina Facebook: “Dignità per i giornalisti. Ritiro della delibera sull’«equo compenso»” https://www.facebook.com/iniquocompenso?fref=ts

COMUNICATO STAMPA: Dignità per i giornalisti. Ritiro della delibera sull’«equo compenso»

In poche ore abbiamo superato le 1000 firme. Contro la delibera sull’«equo compenso» per i giornalisti freelance e con contratti atipici firmata dal governo Renzi, che riduce migliaia di professionisti alla fame, si sta riconoscendo un’intera categoria. Ma non si tratta solo dei giornalisti.

Per capire cosa sta accadendo dobbiamo partire da una firma “che conta” dietro la delibera attuativa per l’«equo compenso», frutto di un accordo che riteniamo vergognoso tra editori e sindacato dei giornalisti. È quella di Tiziano Treu, il padre delle norme sui lavori atipici. L’ispiratore di quella scelta scellerata del governo italiano della fine degli anni ‘90 di introdurre la precarietà nel mondo del lavoro. Il governo, lo scorso gennaio, richiamava in suo documento proprio una relazione a firma del prof. Treu, nel corso delle trattative con le parti sociali, per definire le tariffe minime per i lavoratori non contrattualizzati dell’informazione.

La relazione dell’ex ministro del lavoro disegna un percorso preciso, poi accolto nei fatti dal governo, dal sindacato e dagli editori: la crisi va scaricata sui lavoratori che non sono tutelati dai contratti. Cioè i più deboli, già triturati da un mercato delle notizie feroce e spregiudicato, che verranno ulteriormente divisi in sottocategorie, da trattare con accordi separati o individuali. E alla fine della “trattativa” condotta dal governo è arrivata la delibera vergogna: il loro lavoro deve costare dieci volte meno rispetto agli stipendi dei giornalisti dipendenti: 250 euro lordi al mese. Spese e tasse comprese.

Questo è solo il primo passo. Da domani tutti i lavoratori non contrattualizzati rischiano di trovarsi di fronte accordi simili, in una gara al ribasso che ucciderà le professionalità del Paese.

Anche per questo noi giornalisti freelance e con contratti atipici stiamo giocando una battaglia vitale, cercando di bloccare la delibera attuativa delle legge sull’«equo compenso» firmata il 20 giugno davanti al sottosegretario con delega all’editoria Luca Lotti. Sono tante le iniziative in preparazione, nate spontaneamente. Su change.org/equocompenso è in corso la raccolta firme a sostegno di una petizione che verrà inviata all’on. Luca Lotti, sottosegretario di Stato con delega all’editoria, con una richiesta diretta: «Ritiri la delibera attuativa della legge sull’equo compenso per i giornalisti freelance e atipici».

È un primo passo, per sgomberare il campo da “pacchetti” velenosi e pericolosi per la democrazia. Ridurre il 60% dei giornalisti italiani – questo è il numero dei freelance e non contrattualizzati – alla fame, significa attaccare la qualità dell’informazione, un bene fondamentale per la stessa democrazia.

Siamo un paese che sta cambiando, precipitato in una crisi strutturale senza precedenti. Per garantire tutti serve una stampa realmente libera e non ricattabile.

CONTATTI : iniquocompenso@gmail.com

Change.org: Ritiri la delibera attuativa della legge sull’equo compenso per i giornalisti freelance e atipici

Lanciata da
Andrea Palladino
Roma, Italy

Tre euro l’ora. Questa sarà la paga per il 60 per cento dei giornalisti italiani, con la firma della delibera attuativa della legge sull’equo compenso, emanata venerdì 20 giugno, per i giornalisti freelance e con contratti atipici. È il prezzo che gli editori sono disposti a pagare per realizzare servizi e inchieste.

E il sindacato? Ci mette la firma. La Federazione nazionale della stampa, senza consultare i diretti interessati ha siglato un accordo ritenuto inaccettabile persino dall’Ordine dei Giornalisti.

I freelance e gli atipici rappresentano la maggioranza assoluta dei giornalisti attivi. Sono loro – sottopagati – a “consumare le suole delle scarpe”, portando le notizie, mantenendo i contatti quotidiani con le fonti, rischiando, quando va bene, qualche querela di troppo. Oppure sono usati come jolly nelle redazioni, rimanendo eternamente in attesa di un contratto, sempre più lontano. Sono il cuore dell’informazione italiana. A basso prezzo, pagati meno che in Brasile, per fare un esempio.

L’accordo per l’equo compenso era l’occasione fondamentale per affrontare l’anomalia italiana del giornalismo peggio pagato d’Europa. Alla fine, il testo proposto prevede un compenso “equo” di appena 250 euro lordi. Chi fa questo mestiere sa quante ore di lavoro servono per preparare un servizio di qualità. A volte occorrono giornate intere, soprattutto nel giornalismo d’inchiesta. I costi di produzione (documenti, benzina, telefono, treno) ricadono sempre su chi scrive. Si lavora in solitudine, spesso senza poter mettere piede in redazione. Continua a leggere

Latina/Terre di bonifica – La polenta veneta

No litoral sul do Lácio, onde hoje é localizada a província de Latina, até o final de 1800 cerca, existia um amplo territorio de pântano. Chamavam de “terra de malária”. Mussolini drenou a área, impôs a transferência de famílias do norte, do Veneto, como colonos, para ocupar e plantar a terra.
Hoje os venetos formam uma comunidade grande, contraditória, complexa, um tantinho louca. Eu amo estar entre eles. Tenho aprendido muito, por exemplo, como se comia a polenta antigamente, a comida popular, pobre: coletivamente, dividindo o mesmo, enorme prato. Nesse caso, com salsa de anatra preparada pelo velho comunista Paolo Bortoletto.
Aproveitem essas imagens, são raras na Itália de hoje.