Arrivederci Katia

Ci siamo conosciute mentre giravo un video a Urbino. Si è presentata in quel modo tutto suo, un misto di sfida e dolcezza dicendo di essere venuta apposta per conoscermi. Il movimento per l’acqua era il nostro ambiente comune ma  ho scoperto che tra di noi esisteva una affinità che andava molto oltre la lotta, ci univa un rapporto analogo con l’acqua che superava gli obbiettivi politici o le aspirazioni ideologiche. E lei questo aveva capito non so come.
L’acqua era il nostro vettore di linguaggio e siamo diventate amiche consapevoli che le nostre culture e percorsi diversi alla fine si riversano nello stesso e profondamente umano fiume .
Con lei nulla era scontato o semplice. Anzi, spesso era una faticaccia seguirla e in molti hanno rinunciato, ma nessuno potrà mai dubitare della sua radicale onestà.
I Grandi Compagni del movimento hanno sempre dimostrato un enorme disprezzo per quella tipa un po’ stramba che faceva discorsi senza senso. Si capiva, Narciso trova brutto ciò che non è specchio. Eppure lei ha lavorato instancabilmente e facendo grandi sacrifici economici cercando di mettere in connessione realtà tematiche diverse e conquistando spazi per il movimento dentro la rete. Insieme ad alcuni pochi di noi è stata capace di capire precocemente il profondo nesso tra problematiche ambientali e la mercificazione dell’acqua e l’importanza di investire tempo, risorse, azioni in quella direzione.

Katia Lumachi non è più tra di noi. Non sarà possibile fare quel viaggio tra i nativi statunitensi dal quale spesso mi invitava. Lei ora cammina in altri mondi.
Ripenso alle nostre ultime conversazioni telefoniche, alle risate mentre eravamo nuovamente nello stesso fiume sotterraneo  a parlare di vita e morte di maniera assolutamente naturale.
Ci siamo viste l’ultima volta insieme ad un piccolo gruppo di amici poche settimane fa. Era stata una giornata perfetta mangiando la sua amata grigliata di pesce, osservando la pioggia in spiaggia sul mare Adriatico, lanciando fiori ad Yemanjá e poi partecipando ad una festa celtica in onore al Fiume – trasferitasi poi in Chiesa dovuto alla pioggia. Questo sincretismo tanto brasiliano non potrebbe accadere se non in sua presenza.
Ricordo una sua frase mentre cercavo sassi sulla spiaggia e guardavamo pigramente il mare grigio. Lei ci ha detto che sentiva l’imenso sollievo di non aver più il peso del futuro sulle spalle.
Mi è mancato il respiro mentre realizzavo il significato profondo delle sue parole e per un momento ho potuto sfiorare il suo stesso sollievo.
In quella spiaggia satura di ombrelloni chiusi, in quell’atmosfera che avrebbe potuto evocare Visconti, Katia ci stava insegnando a morire.
Ci siamo salutate con un arrivederci.
Sono molto fortunata di averla conosciuta. E sì, ne è valsa la pena cara amica. E’ valsa la pena tutta la tua esistenza.

Fano - Marche