Piccolo, non venire


Piccolo, non venire. Non è più l’Italia del dopoguerra con la sua bellissima Costituzione e lo spirito di solidarietà e accoglienza che il mondo ha imparato a rispettare e amare. Le persone, per ragioni tutte italiane, sono diventate acide, rancorose, dure. Sono convinte che voi siete la ragione di tutti i loro problemi (non la mafia, la corruzione, la mancanza di un progetto nazionale, lo smantellamento del welfare, della sanità, della scuola). Poveri, hanno sempre chinato la testa, al padrone, al mafiosetto di quartiere, al vicino prepotente, hanno supportato, chinati, ogni sorta di umiliazione e ora, ancora chinati, lo sguardo verso il basso, devono prendersela con chi si trova ancora più giù. Voi, appunto. Tu.
Magari annegare con la speranza nel cuore è meglio che vederla spegnersi sotto gli sputi, le botte e pallottole loro, la civiltà che affermava di essere scesa per prima dall’albero.

Assange e Snowden estariam desempregados na Republica das Bananas verde e amarela

Assange e Snowden estariam desempregados na Republica das Bananas verde e amarela. O carnaval constitucional desce o sambródomo e dá espetáculo para o mundo
A acusa que espia o advogado de defesa, o juiz que libera escuta telefonica envolvendo a presidência da Republica (!) – ou seja, o maior cargo institucional de um país – que, entre outras coisas, não estava cometendo atos ilegais enquanto é sua prerrogativa indicar os ministros do próprio governo, indicando nesse caso uma pessoa que não é condenada e não é réu. Que espetáculo Brasil! É a caça às bruxas sem processo. É matar dois coelhos de uma só vez: direitos individuais e poderes do Estado. É a loucura oportunista e golpista verde e amarelo chegando a extremos perigosos.
Jogar no lixo a tutela dos direitos individuais e a independencia da Presidencia da Republica com a justificativa de que “se sabe, eles são ladrões!” sem que essa afirmação seja ancorada a um processo formal, que tenha passado por todos os graus de juizo, é simplesmente fofoca, é bate-papo de vizinho, é conversa de bêbado na mesa do bar, é campanha politica, pode até ser verdade enfim, É TUDO ISSO MAS NÃO É LEGAL, não foi o fruto de um regular processo, onde existe a acusa, a defesa, as testemunhas, as provas e contra-provas, os recursos, etc, etc, etc.
Deixem de lado o Fulano e o Sicrano e concentrem-se nos cargos institucionais, nas regras do jogo. Atacar as regras por conveniência cria um vulnus perigoso para o Brasil.
Vamos lembrar:
Lula não é réu (ainda). Dilma é Presidente (ainda). Ambos têm direito à um processo e só no final poderão ser considerados, formalmente, culpados ou inocentes. Além disso se um dos protagonistas é o Presidente da Republica, muitas tutelas precisam ser garantidas, porque envolve a soberania de um pais, segredos de Estado, segurança nacional, etc, etc, etc. Essas coisinhas de nada que, no mundo, exilaram tipos como o Assange e o Snowden.
Maravilhoso.
Imaginem quanto são preciosas as conversas telefonicas do Presidente da Republica de uma das principais potências econômicas do mundo, imaginem que espiar essas conversas foi autorizado por um juíz (sem passar por nenhum colegio de magistrados, comissão de garantia constitucional, comissão parlamentar, etc), imaginem essas conversas sendo vazadas para o publico. Imaginem se isso já aconteceu outras vezes…
Espetacular.
Assange e Snowden estariam desempregados no Brasil.
Qualquer um, na linha de execução da escuta judicial, é potencialmente um traidor da patria. Ou potencialmente pode estar em perigo por deter informações consideradas em qualquer outro pais do planeta, “sensíveis à segurança nacional”.
Demais mermão, me passa um aí?
Na Republica das Bananas varonil o Estado de Direito está sendo pisoteado no melhor estilo golpista da America Latina.
É um espetáculo vergonhoso o que estamos dando ao mundo, é a República das Bananas que dança embriagada, a mão no beicinho fazendo biquinho enquanto se abaixa rebolando em cima de uma garrafa de cachaça vazia.
Eu não sou petista, nunca votarei na Dilma, combato a sua politica desenvolvimentista insana e o populismo fácil do Lula. Mas a democracia pressupõe regras. Jogar elas no lixo porque o adversário não é do nosso agrado, condenar sem um processo, para destituir de poder um Chefe de Estado eleito diretamente é golpismo.
Ou é revolução. Mas quem está do outro lado? A oposição?
Ah. Maravilhoso! Vamos dar uma cheirada aí meu irmão, a casa da mãe Joana re-abriu.

Dignità per i giornalisti. Ritiro della delibera sull’«equo compenso»

Ricevo e pubblico il comunicato stampa dei giornalisti promotori della petizione  all’On. Luca Lotti ( sottosegretario di Stato con delega all’editoria) “Ritiri la delibera attuativa della legge sull’equo compenso per i giornalisti freelance e atipici».
Per firmarla il link è: http://chn.ge/1nuDzLR

Più info:
#EquoCompenso #IniquoCompenso
Twitter: @iniquocompenso
Pagina Facebook: “Dignità per i giornalisti. Ritiro della delibera sull’«equo compenso»” https://www.facebook.com/iniquocompenso?fref=ts

COMUNICATO STAMPA: Dignità per i giornalisti. Ritiro della delibera sull’«equo compenso»

In poche ore abbiamo superato le 1000 firme. Contro la delibera sull’«equo compenso» per i giornalisti freelance e con contratti atipici firmata dal governo Renzi, che riduce migliaia di professionisti alla fame, si sta riconoscendo un’intera categoria. Ma non si tratta solo dei giornalisti.

Per capire cosa sta accadendo dobbiamo partire da una firma “che conta” dietro la delibera attuativa per l’«equo compenso», frutto di un accordo che riteniamo vergognoso tra editori e sindacato dei giornalisti. È quella di Tiziano Treu, il padre delle norme sui lavori atipici. L’ispiratore di quella scelta scellerata del governo italiano della fine degli anni ‘90 di introdurre la precarietà nel mondo del lavoro. Il governo, lo scorso gennaio, richiamava in suo documento proprio una relazione a firma del prof. Treu, nel corso delle trattative con le parti sociali, per definire le tariffe minime per i lavoratori non contrattualizzati dell’informazione.

La relazione dell’ex ministro del lavoro disegna un percorso preciso, poi accolto nei fatti dal governo, dal sindacato e dagli editori: la crisi va scaricata sui lavoratori che non sono tutelati dai contratti. Cioè i più deboli, già triturati da un mercato delle notizie feroce e spregiudicato, che verranno ulteriormente divisi in sottocategorie, da trattare con accordi separati o individuali. E alla fine della “trattativa” condotta dal governo è arrivata la delibera vergogna: il loro lavoro deve costare dieci volte meno rispetto agli stipendi dei giornalisti dipendenti: 250 euro lordi al mese. Spese e tasse comprese.

Questo è solo il primo passo. Da domani tutti i lavoratori non contrattualizzati rischiano di trovarsi di fronte accordi simili, in una gara al ribasso che ucciderà le professionalità del Paese.

Anche per questo noi giornalisti freelance e con contratti atipici stiamo giocando una battaglia vitale, cercando di bloccare la delibera attuativa delle legge sull’«equo compenso» firmata il 20 giugno davanti al sottosegretario con delega all’editoria Luca Lotti. Sono tante le iniziative in preparazione, nate spontaneamente. Su change.org/equocompenso è in corso la raccolta firme a sostegno di una petizione che verrà inviata all’on. Luca Lotti, sottosegretario di Stato con delega all’editoria, con una richiesta diretta: «Ritiri la delibera attuativa della legge sull’equo compenso per i giornalisti freelance e atipici».

È un primo passo, per sgomberare il campo da “pacchetti” velenosi e pericolosi per la democrazia. Ridurre il 60% dei giornalisti italiani – questo è il numero dei freelance e non contrattualizzati – alla fame, significa attaccare la qualità dell’informazione, un bene fondamentale per la stessa democrazia.

Siamo un paese che sta cambiando, precipitato in una crisi strutturale senza precedenti. Per garantire tutti serve una stampa realmente libera e non ricattabile.

CONTATTI : iniquocompenso@gmail.com

Change.org: Ritiri la delibera attuativa della legge sull’equo compenso per i giornalisti freelance e atipici

Lanciata da
Andrea Palladino
Roma, Italy

Tre euro l’ora. Questa sarà la paga per il 60 per cento dei giornalisti italiani, con la firma della delibera attuativa della legge sull’equo compenso, emanata venerdì 20 giugno, per i giornalisti freelance e con contratti atipici. È il prezzo che gli editori sono disposti a pagare per realizzare servizi e inchieste.

E il sindacato? Ci mette la firma. La Federazione nazionale della stampa, senza consultare i diretti interessati ha siglato un accordo ritenuto inaccettabile persino dall’Ordine dei Giornalisti.

I freelance e gli atipici rappresentano la maggioranza assoluta dei giornalisti attivi. Sono loro – sottopagati – a “consumare le suole delle scarpe”, portando le notizie, mantenendo i contatti quotidiani con le fonti, rischiando, quando va bene, qualche querela di troppo. Oppure sono usati come jolly nelle redazioni, rimanendo eternamente in attesa di un contratto, sempre più lontano. Sono il cuore dell’informazione italiana. A basso prezzo, pagati meno che in Brasile, per fare un esempio.

L’accordo per l’equo compenso era l’occasione fondamentale per affrontare l’anomalia italiana del giornalismo peggio pagato d’Europa. Alla fine, il testo proposto prevede un compenso “equo” di appena 250 euro lordi. Chi fa questo mestiere sa quante ore di lavoro servono per preparare un servizio di qualità. A volte occorrono giornate intere, soprattutto nel giornalismo d’inchiesta. I costi di produzione (documenti, benzina, telefono, treno) ricadono sempre su chi scrive. Si lavora in solitudine, spesso senza poter mettere piede in redazione. Continua a leggere

Arresti movimenti Lotta per la Casa: il memoriale di Luca e Paolo. Inizia lo sciopero della fame

19O

La vera rapina

Sono passati oramai 7 giorni dal nostro arresto. In tutta Italia ci sono state manifestazioni di solidarietà e di risposta a quanto accaduto. Colpisce però, in questo contesto, l’assordante silenzio delle istituzioni. L’attenzione dei media mainstream è “chiaramente” concentrata sul fatto del  momento: è arrivato Matteo Renzi e arriverà tra poco un nuovo governo. Senza passare per le elezioni, questo nuovo messia della politica italiana prenderà in mano la situazione, per provare a salvare il PD e l’intero baraccone della politica istituzionale italiana, in tremenda crisi di consenso. Primo passo, infatti, cambiare le regole del cosiddetto “gioco democratico”, che di democratico oramai ha ben poco e ne avrà ancora meno, attraverso meccanismi che sanciranno il fatto che una esigua minoranza possa governare indisturbata nel nome della stabilità e della governabilità. Ma stabilità a che pro? Continua a leggere

Se i movimenti tornassero a scuola per imparare una nuova pedagogia

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Io punto a quella parte di società che non si riverserà nei movimenti o lo farà occasionalmente, in quei brevi momenti dove le necessità si sfioreranno.
Io punto alla società dei “poveri”, dei destrutturati, di coloro che non sanno esprimersi (ancora).
Se i partiti sono in crisi, lo sono altrettanto le pratiche dei movimenti. Crescono per subito ripiegarsi in lotte egemoniche. Nutrendo la distanza, il distacco, dalla propria società.
Dunque le energie della società, alimentate dalla crisi, dai controlli saltati, non trovano sbocco, dialogo, nelle esperienze organizzate.
Serve una “didattica” altra, un percorso diverso, di organizzazione. E non nascerà imponendo lotte, elaborazioni – anche se giuste – dall’alto.
Io svuoterei le piazze e affollerei i quartieri. Imparando reciprocamente dentro la quotidianità.  Senza “rappresentare” il conflitto ma essendone parte, frutto autentico.
Vivere sulla pelle il conflitto anziché promuoverlo, per idealismo o strategia. Riconoscendoci veramente oppressi, fratelli perciò, di una società che pretendiamo erroneamente custodire, rappresentare.
Ci vuole una pedagogia nuova. Una pedagogia che travolga anche i soggetti, i militanti. Mettendo in crisi le nostre verità e metodi.
Per costruire la democrazia partecipativa non bisogna aspettare le “condizioni oggettive” (la ripubblicizzazione dell’acqua, una Giunta democratica, ecc). Perché semplicemente non esistono all’orizzonte.
Le “gestioni partecipative” si creano aprendo sentieri. E si parte dai quartieri. Sollecitando i cittadini ad esprimersi su temi specifici. Vivendo/soffrendo/subendo il conflitto.
Bisogna crederci radicalmente, però, in questo metodo. Altrimenti sarà facile nascondersi nella critica ai partiti.
I “movimentisti” di mestiere continuano a parlare di inclusione, partecipazione dal basso. Sono una farsa. Lo dimostrano questi 12 anni dove non hanno fatto NULLA per una democrazia partecipativa.
Noi militanti siamo nessuno, non abbiamo imparato nulla in questi  anni per insegnare la libertà ad altri.

“L’educazione libertaria è incompatibile con una pedagogia che, di maniera cosciente o mistificata, è pratica di dominazione. La pratica della libertà riuscirà finalmente ad incontrare una espressione adeguata in una pedagogia dove l’oppresso abbia le condizioni di, riflessivamente, scoprirsi e conquistarsi come soggetto della sua propria destinazione storica”1

Da qui si riparte.

1 – Ernani Maria Fiori