Dignità per i giornalisti. Ritiro della delibera sull’«equo compenso»

Ricevo e pubblico il comunicato stampa dei giornalisti promotori della petizione  all’On. Luca Lotti ( sottosegretario di Stato con delega all’editoria) “Ritiri la delibera attuativa della legge sull’equo compenso per i giornalisti freelance e atipici».
Per firmarla il link è: http://chn.ge/1nuDzLR

Più info:
#EquoCompenso #IniquoCompenso
Twitter: @iniquocompenso
Pagina Facebook: “Dignità per i giornalisti. Ritiro della delibera sull’«equo compenso»” https://www.facebook.com/iniquocompenso?fref=ts

COMUNICATO STAMPA: Dignità per i giornalisti. Ritiro della delibera sull’«equo compenso»

In poche ore abbiamo superato le 1000 firme. Contro la delibera sull’«equo compenso» per i giornalisti freelance e con contratti atipici firmata dal governo Renzi, che riduce migliaia di professionisti alla fame, si sta riconoscendo un’intera categoria. Ma non si tratta solo dei giornalisti.

Per capire cosa sta accadendo dobbiamo partire da una firma “che conta” dietro la delibera attuativa per l’«equo compenso», frutto di un accordo che riteniamo vergognoso tra editori e sindacato dei giornalisti. È quella di Tiziano Treu, il padre delle norme sui lavori atipici. L’ispiratore di quella scelta scellerata del governo italiano della fine degli anni ‘90 di introdurre la precarietà nel mondo del lavoro. Il governo, lo scorso gennaio, richiamava in suo documento proprio una relazione a firma del prof. Treu, nel corso delle trattative con le parti sociali, per definire le tariffe minime per i lavoratori non contrattualizzati dell’informazione.

La relazione dell’ex ministro del lavoro disegna un percorso preciso, poi accolto nei fatti dal governo, dal sindacato e dagli editori: la crisi va scaricata sui lavoratori che non sono tutelati dai contratti. Cioè i più deboli, già triturati da un mercato delle notizie feroce e spregiudicato, che verranno ulteriormente divisi in sottocategorie, da trattare con accordi separati o individuali. E alla fine della “trattativa” condotta dal governo è arrivata la delibera vergogna: il loro lavoro deve costare dieci volte meno rispetto agli stipendi dei giornalisti dipendenti: 250 euro lordi al mese. Spese e tasse comprese.

Questo è solo il primo passo. Da domani tutti i lavoratori non contrattualizzati rischiano di trovarsi di fronte accordi simili, in una gara al ribasso che ucciderà le professionalità del Paese.

Anche per questo noi giornalisti freelance e con contratti atipici stiamo giocando una battaglia vitale, cercando di bloccare la delibera attuativa delle legge sull’«equo compenso» firmata il 20 giugno davanti al sottosegretario con delega all’editoria Luca Lotti. Sono tante le iniziative in preparazione, nate spontaneamente. Su change.org/equocompenso è in corso la raccolta firme a sostegno di una petizione che verrà inviata all’on. Luca Lotti, sottosegretario di Stato con delega all’editoria, con una richiesta diretta: «Ritiri la delibera attuativa della legge sull’equo compenso per i giornalisti freelance e atipici».

È un primo passo, per sgomberare il campo da “pacchetti” velenosi e pericolosi per la democrazia. Ridurre il 60% dei giornalisti italiani – questo è il numero dei freelance e non contrattualizzati – alla fame, significa attaccare la qualità dell’informazione, un bene fondamentale per la stessa democrazia.

Siamo un paese che sta cambiando, precipitato in una crisi strutturale senza precedenti. Per garantire tutti serve una stampa realmente libera e non ricattabile.

CONTATTI : iniquocompenso@gmail.com

Change.org: Ritiri la delibera attuativa della legge sull’equo compenso per i giornalisti freelance e atipici

Lanciata da
Andrea Palladino
Roma, Italy

Tre euro l’ora. Questa sarà la paga per il 60 per cento dei giornalisti italiani, con la firma della delibera attuativa della legge sull’equo compenso, emanata venerdì 20 giugno, per i giornalisti freelance e con contratti atipici. È il prezzo che gli editori sono disposti a pagare per realizzare servizi e inchieste.

E il sindacato? Ci mette la firma. La Federazione nazionale della stampa, senza consultare i diretti interessati ha siglato un accordo ritenuto inaccettabile persino dall’Ordine dei Giornalisti.

I freelance e gli atipici rappresentano la maggioranza assoluta dei giornalisti attivi. Sono loro – sottopagati – a “consumare le suole delle scarpe”, portando le notizie, mantenendo i contatti quotidiani con le fonti, rischiando, quando va bene, qualche querela di troppo. Oppure sono usati come jolly nelle redazioni, rimanendo eternamente in attesa di un contratto, sempre più lontano. Sono il cuore dell’informazione italiana. A basso prezzo, pagati meno che in Brasile, per fare un esempio.

L’accordo per l’equo compenso era l’occasione fondamentale per affrontare l’anomalia italiana del giornalismo peggio pagato d’Europa. Alla fine, il testo proposto prevede un compenso “equo” di appena 250 euro lordi. Chi fa questo mestiere sa quante ore di lavoro servono per preparare un servizio di qualità. A volte occorrono giornate intere, soprattutto nel giornalismo d’inchiesta. I costi di produzione (documenti, benzina, telefono, treno) ricadono sempre su chi scrive. Si lavora in solitudine, spesso senza poter mettere piede in redazione. Continua a leggere

Greenreport. Rapporto confidenziale Usa su Fukushima: passi falsi e nuovi pericoli

7 Aprile . Informazioni che non escono nella stampa tradizionale italiana:

LIVORNO Ieri il New York Times ha pubblicato in prima pagina un articolo (U.S. Sees Array of New Threats at Japan’s Nuclear Plant) che svela i contenuti di un “confidential assessment”, ancora inedito della Nuclear regulatory commission (Nrc) per il governo Usa sulla situazione nella centrale nucleare giapponese di Fukushima Daiichi che «Rimane estremamente grave», e che afferma che alcune delle misure prese dalla Tepco e dal governo di Tokyo «Hanno causato ripercussioni impreviste e nuovi problemi, in particolare per quanto riguarda gli interventi effettuati nei “contenimenti” dei reattori che «Mettono in dubbio la loro capacità di resistere alle scosse di terremoto di assestamento del terremoto». Quel che preoccupa gli americani sono soprattutto le esplosioni di idrogeno verificatesi nella centrale.

Il documento, che è stato preparato dal Reactor safety team della Nrc che sta collaborando con il governo giapponese e la Tokyo Electric Power Company (Tepco), si basa sui «Più recenti dati disponibili» di numerose organizzazioni giapponesi ed americane, inclusi quelli delle imprese nucleari, del Japan atomic industrial forum, del Dipartimento dell’energia Usa, di General Electric, dell’Electric power research institute e di Ong indipendenti». Il rapporto confidenziale contiene valutazioni dettagliate per ciascuno dei 6 reattori di Fukushima Daiichi con raccomandazioni per gli interventi da fare. Continua a leggere

7 aprile. La “grande” stampa italiana online tace su Fukushima

Impressionante.  Oggi, 7 aprile, i principali giornali italiani nelle loro edizioni online  hanno pubblicato poca o nessuna nuova informazione sul disastro nucleare di Fukushima. Per trovare reportage, approfondimenti è necessario fare il giro del mondo. E’ da qualche giorno che le notizie ormai sono latitanti nelle prime pagine della “grande” stampa italiana. Proprio per questo – e per la sacra necessità di sapere – inizierò a postare ogni giorno notizie sul disastro di Fukushima.
Aggiornamento: la scossa di magnitudo 7.4 ha “mosso” la stampa. Loro malgrado.

Ecco cosa dice “El Mondo

¿Qué hacer con los 57 millones de litros de agua radiactiva de Fukushima?

57 millones de litros de agua radiactiva se acumulan en la central de Fukushima a los que cada día se suman cientos de litros que los trabajadores de la planta vierten sobre los reactores en su intento por enfriar su núcleos.

Pero, ¿qué se puede hacer con ellos? Después de que los técnicos lograran este miércoles cerrar la fuga por la que se estaban filtrando litros de este agua al mar, el problema que se plantea ahora en Fukushima es dónde van a ir parar los que se siguen acumulando.

Según publica el diario ‘Los Angeles Times’, el agua que se utiliza para tratar de enfriar los reactores y las peligrosas barras de combustible se está filtrando a través de fisuras dentro de la planta, a través de túneles y pasadizos de los niveles más bajos, donde se está acumulando un mar de residuos letales.

El problema: nadie sabe qué hacer con ellos. “No hay ningún precedente similar a esto que pueda ayudar a buscar una solución”, asegura al diario Robert Álvarez, ex secretario adjunto del Departamento de Energía de EEUU.

El alto nivel de sustancias radiactivas en el agua tendrá que ser almacenado de forma segura, procesadas y solidificadas. Un trabajo que los expertos afirman que casi seguro se tendrá que realizar en un complejo especialmente diseñado para ello. Además, el proceso de limpiar el agua podría tardar muchos años, incluso décadas y el coste podría llegar a las decenas de miles de millones de dólares.

El problema inmediato al que enfrenta a los japoneses es cómo almacenar todo este agua, teniendo en cuenta que tanques de almacenamiento están casi llenos. Continua a leggere